"Senza maschere: la storia vera di Totò Cascio" - Recensione di Lavinia Capogna
Senza maschere: la storia vera di Totò Cascio
Recensione di Lavinia Capogna
(2025)
al libro di Totò Cascio con Giorgio De Martino "La gloria e la prova, il mio Nuovo Cinema Paradiso 2.0"
Prefazione di Giuseppe Tornatore Postfazione di Andrea Bocelli
La parola attore/attrice, leggiamo sulla Treccani, deriva dal latino actor -oris, der. di agĕre «agire», e significa colui che agisce cioè, nel caso di un'opera cinematografica o teatrale, che interpreta un ruolo: il suo volto, la sua voce, i suoi gesti possono essere prestati anche a personaggi assai diversi da sé.
Se la recitazione è l'arte di diventare qualcun altro tanto da renderlo verosimile e credibile, questo libro invece compie un processo inverso: quello di rivelarsi in completa sincerità, di mostrarsi con parole schiette, garbate e chiare, di non negare stati d'animo sovente celati dai più come la rabbia e lo sconforto.
La storia di Salvatore Cascio, detto Totò, è una storia di coraggio - narrata senza alcuna retorica e con una ammirabile sobrietà evitando dettagli drammatici che avrebbe potuto facilmente catturare l'attenzione del lettore.
Totò era un bel bambino, simpatico e vispo di 8 anni che abitava a Palazzo Adriano, un'antica cittadina siciliana di quasi duemila abitanti quando, nel 1988, un trentenne siciliano, con l'aria di un gentiluomo, si recò alla sua scuola.
Totò - ci racconta - si era nascosto nel bagno della scuola perché temeva che fosse un dottore che volesse fare qualche vaccinazione.
Invece era un regista trentenne che aveva già realizzato un primo film.
Ma non un regista qualsiasi ma un grande regista, Giuseppe Tornatore, che stava cercando un bambino per il suo secondo film nel ruolo del protagonista da piccolo.
Alla fine scelse Totò e lui accettò questa avventura certamente insolita. Era sostenuto dalla sua famiglia, il padre autotrasportatore, la madre, i due fratelli.
Il film necessitò di una lunga lavorazione al quale Totò partecipò con entusiasmo, benvoluto da tutti.
Accanto aveva un mostro sacro del cinema francese, Philippe Noiret, che si trattenne dalla sua inveterata abitudine di fumare il sigaro solo vicino a lui per non infastidirlo con il forte odore del tabacco.
Nonostante le luci dei riflettori, Totò non si montò la testa. Una caratteristica della sua personalità che avrà un peso nel futuro.
Il film uscì nelle sale cinematografiche nazionali nel 1990. Inizialmente non venne accolto come avrebbe meritato ma, ad un certo punto, il pubblico si rese conto che quel film parlava di loro: raccontando una storia ambientata nel cuore della Sicilia di un uomo tra i tanti che però ha una passione, quella del cinema, narrava la storia di molti e molte di noi.
Rievocava un'Italia che già allora non esisteva più, fatta di speranze e di resilienza, povera ma proiettata verso il futuro, di una grande amicizia, di una nostalgia e di un amore.
E il sogno del piccolo protagonista divenne un sogno collettivo.
È questo, credo, il segreto del successo del film "Nuovo Cinema Paradiso" .
Oltre al talento del regista, di quello dei suoi collaboratori, una parte del merito del successo va proprio al piccolo Totò.
Penso che se chiedessimo oggi a chi ha visto il film allora che cosa si ricorda di più risponderebbe: Totò e la scena finale dei baci conservati segretamente dal proiezionista.
Inaspettatamente il bambino divenne una star. Andò a Hollywood dove gli venne assegnato un premio che era stato dato precedentemente a Shirley Temple, in Giappone il film divenne un cult movie (e lo è ancora), vinse prestigiosi premi tra cui l'Oscar.
Totò partecipò a programmi televisivi, venne chiamato ad interpretare altri film di spessore.
Furono anni di gran lavoro e celebrità. Tuttavia continuò a non montarsi la testa e ad essere supportato dai genitori. Essi seppero anche investire con oculatezza i proventi economici - cosa di cui non tutti sarebbero stati capaci.
Il successo e l'agiatezza portarono però, inevitabilmente, anche invidie e gelosie.
Fin da piccolo Totò, insieme ad un fratello, aveva incominciato ad avere problemi agli occhi che poi, da ragazzo, si erano aggravati. Alla fine arriverà una diagnosi di un oculista svizzero: "dopo una serie di esami, il medico, senza giri di parole e con un pragmatismo perfino brutale, comunica ai miei la sua diagnosi: retinite pigmentosa con edema maculare.
«Cosa significa, dottore?» chiede mio padre. «Significa che entrambi i ragazzi, nel tempo, perderanno la vista.».
Una diagnosi detta in un modo che non lascia speranza. La malattia infatti restringe il campo visivo fino a far vedere solo qualche bagliore. Al momento non esiste ancora una cura.
È possibile però che si possa trovare in futuro. La medicina sta facendo passi da gigante.
Totò continuò a lavorare anche se aveva dei problemi che non voleva manifestare. Oltretutto sui set cinematografici si utilizzano dei riflettori molto potenti con luci forti.
Finché un giorno la malattia lo costrinse a riconoscere che non poteva più proseguire la sua carriera di attore.
Il problema non era però solo questo: il problema era la vita quotidiana di un ragazzo che si trovò sempre più privato della vista a dover gestire emotivamente e fisicamente un "problema" enorme. È molto difficile per una persona precedentemente sana e così giovane di età accettare una malattia e una disabilità del genere.
Lo sarebbe e lo sarebbe stato per chiunque. Totò reagì con comprensibile sconforto e rabbia.
Si chiuse in sé stesso. Non voleva essere compatito.
Nel libro "La gloria e la prova, il mio Nuovo Cinema Paradiso 2.0" egli racconta, insieme alla collaborazione dello scrittore e giornalista Giorgio De Martino, questo percorso dal rifiuto all'accettazione.
Non è un percorso facile e non è neppure una storia hollywoodiana in cui un personaggio negletto diventa dall'oggi al domani un eroe.
È una storia umana, vera, con alti e bassi ed è questo che fa di questo libro un'opera preziosa, non solo per tutti coloro che si trovano a dover affrontare una malattia e una disabilità ma anche per chi ha un problema intrusivo nella sua vita.
Come lui stesso dice, altri ragazzi si sarebbero potuti perdere nell'alcool o in una dipendenza ma lui aveva due elementi che lo aiutarono: la sua famiglia e la fede. In un autentico sentimento cristiano trovò forza d'animo.
Incominciò così anche, grazie ad una psicoterapia, ad accettare la sua situazione e ad affrontarla. Ed è importante notare l'utilità di una psicoterapia per qualsiasi ragione o come supporto, non un segno di debolezza come pensano parecchi ma anzi il contrario: di volontà di stare meglio, di risolvere disagi, di affrontarli.
Sarà fondamentale per Totò anche la permanenza in un centro bolognese con altri ragazzi e ragazze ipovedenti in un clima di amabile solidarietà.
Il libro non solo contiene una carrellata di persone celebri del cinema e della televisione che Totò ha incontrato nel corso della sua carriera, ma è anche una forte opera di denuncia verso il modo in cui in Italia viene trattata la disabilità e i 13 milioni di persone con disabilità.
Come sappiamo esistono disabilità molto diverse ma esistono ancora troppi ostacoli, troppi pregiudizi, ignoranza e indifferenza, un lessico spesso non rispettoso e, purtroppo, bullismo e cyberbullismo.
Le malattie e le disabilità non sono una vergogna o una diminuzione della dignità ma sono situazioni esistenziali che se fossero circondate da empatia e solidarietà nonché supporto sarebbero meno dure da affrontare per chi le subisce.
Nel libro, che si legge tutto d'un fiato, Salvatore Cascio, partendo dalla sua vicenda ed esperienza personale racconta, proprio come era accaduto nel film, la storia di tanti.
Film interpretati da Totò:
Nuovo Cinema Paradiso, regia di Giuseppe Tornatore (1988)
Diceria dell'untore, regia di Beppe Cino (1990)
C'era un castello con 40 cani, regia di Duccio Tessari (1990)
Stanno tutti bene, regia di Giuseppe Tornatore (1990)
Il ricatto 2, regia di Vittorio De Sisti – film TV (1990)
Il mio papà è il Papa, regia di Peter Richardson (1991)
Jackpot, regia di Mario Orfini (1992)
Festival, regia di Pupi Avati (1996)
Il morso del serpente, regia di Luigi Parisi – film TV (1999)
Enzo, domani a Palermo!, regia di Daniele Ciprì e Franco Maresco, (1999)
Padre Speranza, regia di Ruggero Deodato – film TV (2005)
Protagonisti per sempre, regia di Mimmo Verdesca – documentario (2014)
A occhi aperti, regia di Mauro Mancini. cortometraggio (2021)
Lavinia Capogna è una scrittrice, poetessa e regista. Figlia del regista cinematografico Sergio Capogna, ha pubblicato finora 8 libri e realizzato un film per il grande schermo, un mediometraggio e documentari.
Collabora volontariamente con alcune riviste letterarie.
Da quasi vent'anni è disabile a causa di una grave malattia.
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