"Sophie e Hans Scholl, il coraggio di dire no" ~ Articolo di Lavinia Capogna

Sophie e Hans Scholl, il coraggio di dire no

Articolo di Lavinia Capogna 

Italian/German/English


Il 18 febbraio 1943 due ragazzi tedeschi vennero bloccati da un bidello nazista perché sorpresi a lasciare volantini all'interno dell'università di Monaco di Baviera. Poi furono arrestati dalla Gestapo. 
Dopo un interrogatorio martellante e un processo farsa il 22 febbraio vennero condannati a morte. 
Sophie Scholl aveva 21 anni, suo fratello Hans 24.
Avevano fondato un piccolo gruppo antinazista e non violento di ispirazione cristiana "Die Weiße Rose" (La rosa bianca). Con loro venne ucciso anche Christopher Probst, 23 anni, sposato e padre di tre figli, di cui l'ultimo in arrivo. 
Poco tempo dopo altri partecipanti del gruppo saranno assassinati o incarcerati. Qualcuno sopravviverà (1).

Il giorno prima di essere arrestati lei aveva ascoltato a lungo musica di Schubert e aveva scritto le sue impressioni ad un'amica di infanzia, Lisa. 

Forse oggi noi non ci rendiamo conto del coraggio inaudito di distribuire volantini contro Hitler e il nazismo in piena guerra. 

L'esecuzione venne appena menzionata nella stampa tedesca e presentata come "alto tradimento" . Dal 1933 in poi Hitler aveva fatto sterminare gli oppositori politici tedeschi che erano moltissimi: socialdemocratici, socialisti, comunisti, liberali, cattolici. 

Nell'aprile del 1943 uscì un articolo su The New York Times sui ragazzi di Monaco. 
A giugno Thomas Mann parlò di loro in un programma della BBC, il che ebbe una grande risonanza. 
Da dieci anni i maggiori scrittori tedeschi avevano lasciato il paese: Thomas Mann, il fratello Heinrich, il figlio Klaus, Erich Maria Remarque, Ludwig Renn, Anna Seghers, Bertolt Brecht, Ernst Toller, gli austriaci Stefan Zweig e Joseph Roth - solo per nominare i più celebri. 

Come la Germania potesse essere caduta in una dittatura feroce come quella di Hitler è stato ampiamente descritto da William L. Shirer, ottimo storico americano, nel suo fondamentale saggio "Storia del Terzo Reich".

La storia di Sophie e Hans Scholl non è solo un esempio e un monito in tempi in cui il fascismo e il rischio di una guerra riemergono drammaticamente ma anche qualcosa che tocca il cuore. 


La loro madre, Magdalena Müller, detta Lena, nata nel 1881, era una donna affabile e premurosa, molto cristiana. Era una diaconessa, parola che deriva dal greco e che in varie chiese protestanti indicava una donna che si occupava dei malati o dei poveri facendo voto di povertà e rimanendo nubile. Durante la Prima guerra mondiale, infermiera in un ospedale, si era innamorata di Robert Scholl, un pacifista liberale, agnostico, che aveva dieci anni di meno di lei, e si erano sposati. 

C'era in Germania (ma non solo) un clima esasperaramente guerrafondaio e nazionalista che lo scrittore Erich Maria Remarque avrebbe ben descritto in "Niente di nuovo sul fronte occidentale" (1929) nella scena in cui l'insegnante convince (quasi costringe) Paul e gli altri ragazzi a partire per il fronte.

Robert Scholl fu sindaco in una cittadina e poi consulente finanziario a Ulm nel Baden-Württemberg, nel sud della Germania.
Entrambi erano antinazisti e nel 1942 Robert Scholl venne condannato a quattro mesi di carcere per aver definito Hitler pubblicamente "il flagello di Dio". Nel 1943, dopo solo cinque giorni dalla morte dei due figli, venne condannato a un anno e mezzo di carcere per aver ascoltato una trasmissione radiofonica straniera. 

Nel 1933 i nazisti erano andati al potere per varie ragioni tra le quali il sostegno di alcuni potenti industriali e militari.
Il nazismo controllava la vita della gente e aveva organizzato una martellante propaganda rivolta all'infanzia e alla gioventù (2).
I fratelli Scholl aderirono alle organizzazioni giovanili basate su campeggi, esercitazioni militari, idee deliranti, letture di brani pagani. Era obbligatorio. 
Dietro al nazismo c'era anche un confuso background ottocentesco di autori razzisti ed antisemiti (3). 

Nel 1935, a 17 anni, Hans Scholl tornò deluso da un congresso giovanile nazista. 
Attraverso brani di loro lettere, diari e biografie si può comprendere qualcosa di questi due giovani straordinari. Sophie emerge come una ragazza intelligente, vivace, introspettiva, disegnava, suonava il piano, il flauto, leggeva molto, amava la natura, pensava di studiare biologia e filosofia. 

Hans era un bel ragazzo, appassionato di poesia e sport, tennis, nuoto e scherma. 
Adorava i versi di Rainer Maria Rilke. Studiava con passione medicina. 

A 19 anni subì un processo e venne brevemente incarcerato. Solo dopo il 1998 e il decesso della sorella maggiore, Inge Scholl, si è fatta interamente luce su questa vicenda in parte sconosciuta. 

Nel 1937 tutta la famiglia e altri ragazzi di Ulm erano stati arrestati. Erano accusati di "attività sovversiva" anche se ciò non era vero perché Hans aveva fondato un'associazione giovanile non gradita dai vertici. 
Lui era anche accusato di "oscenità", ciò si riferiva ad una storia d'amore tra lui e un coetaneo, Ernst Reden. Non c'era in quella storia nessuna oscenità ma soltanto un sincero sentimento.

Hans e Reden vennero condannati secondo il Paragraph 175, una legge contro gli omosessuali che esisteva fin dalla seconda metà del 1800 nel paese ma che era stata aggravata durante il regime. 
Lena e Robert Scholl sostennero molto il figlio, cosa ammirevole e non usuale. 
Hans prese la responsabilità su di sé ma il giudice fu più severo con Reden. 
Lui venne incarcerato circa venti giorni, Reden alcuni mesi. 

Questa vicenda scosse Hans ma fu con l'invasione della Polonia nel 1939 e lo scoppio della Seconda guerra mondiale che entrambi i fratelli incominciarono a comprendere la situazione politica. 

Sophie aveva una grande amicizia con un ragazzo, Fritz Hartnagel, militare di carriera. Lui aveva quattro anni più di lei. Egli diventò il suo confidente, si scambiavano libri, fecero alcuni brevi viaggi insieme e la loro amicizia si trasformò in un amore anche se soprattutto a distanza. 
Con lui, che si trovava al fronte, per quanto possibile nelle lettere che erano spiate, Sophie si poneva delle domande etiche importanti. Spesso erano in disaccordo. 
Ella raccontò anche a Fritz un sogno premonitore: "Recentemente ho sognato di trovarmi in una cella, incarcerata (...). Avevo un pesante anello di ferro intorno al collo: quella era la parte più brutta del sogno". 
I fratelli Scholl sarebbero stati ghigliottinati.

Hans, che invece venne mandato in Francia, parlava francese, leggeva Victor Hugo, André Gide i cui libri erano stati bruciati insieme a quelli di Marcel Proust, Franz Kafka, Arthur Schnitzler, Kurt Tucholsky ma anche Sigmund Freud, Albert Einstein e altri autori a Berlino nel 1933. 
Egli scriveva in una lettera: "Tengo un bocciolo di rosa nel taschino della giacca. Ho bisogno di quel piccolo fiore perché rappresenta l'altra faccia della medaglia, lontana dalla vita militare ma non in contrasto con la mentalità militare. Dovresti sempre portare con te un piccolo segreto, specialmente quando sei con compagni come i miei".

Egli notò anche che uno dei più importanti medici francesi si era suicidato perché non voleva vivere sotto l'occupazione. 

Tornato dal fronte fu colto da un'inquietudine, di giorno continuava a nuotare e cavalcare, ad alternare lo studio universitario della medicina ai doveri militari ma di notte leggeva spesso autori proibiti come Remarque e Joyce in vecchie edizioni. 
Ebbe qualche simpatia sentimentale per ragazze e ragazzi, spesso platonici. 
Nel 1941 incontrò in un teatro la bella studentessa ventiduenne Traute Lafrenz. Lei seguiva le idee dell'Antroposofia del filosofo mistico Rudolf Steiner ed era contro il regime. Nacque tra di loro una relazione sentimentale, lei aderirà al gruppo fondato da Hans e sarà l'unica persona non di famiglia che parteciperà al funerale di lui e Sophie.

Hans mandato sul fronte russo rimase profondamente turbato dalla guerra e dallo sterminio degli ebrei polacchi. 
Nel 1942 grazie ad Alexander Schmorell, un ragazzo russo (di padre tedesco), ortodosso, dall'aria intelligente conobbe un professore con il quale studiò i testi di Sant'Agostino, Blaise Pascal, Jacques Maritain. Prima si era interessato prevalentemente di filosofia ma divenne religioso in un modo non convenzionale. 
Anche Sophie stava vivendo un periodo di ricerca di sé stessa come emerge dalle intense lettere che scriveva all'amica Lisa. 

Nel 1942 Hans fondò il gruppo "Die Weiße Rose". Essi scrissero alcuni volantini dove in modo molto chiaro, citando anche poeti tedeschi, invitavano il popolo a ribellarsi, a ritrovare umanità e dignità. 
Diffusero segretamente moltissimi volantini stampati con un ciclostile. Un lavoro immenso. 
Questa azione che a noi può sembrare semplice era invece punita con la morte. 
La Germania e l'Europa erano semidistrutte dalla guerra, una guerra che sarebbe costata 50 milioni di morti, milioni di feriti e sofferenze inaudite. 

Nel novembre 1946 Else Gabel, una prigioniera politica che era stata costretta a lavorare nella sede della Gestapo, compagna di cella di Sophie descrisse quei pochi giorni di prigionia in una lettera a Inge Scholl (4).
Raccontava che Sophie nonostante il pressante interrogatorio (5) era tranquilla, gentile e che aveva "un'aria dolce" e un viso "infantile ed innocente". 
Il funzionario della Gestapo che la interrogava le propose di non condannarla a morte come era stato deciso per il fratello se avesse rivelato i nomi degli altri ragazzi. 
Lei si rifiutò. 

Nel 1989 vennero ritrovati nella Repubblica Democratica tedesca i verbali degli interrogatori del '43 che si credevano perduti. 

Hans scrisse sul muro della sua cella un verso di una poesia di Goethe sulla libertà. 
Molto brevemente Sophie, Hans e Christoph Probst poterono vedere i genitori e condividere una sigaretta prima di essere ghigliottinati. 

Due anni dopo il loro fratello Werner, 22 anni, scomparve sul fronte russo dove venne dato per disperso. 

 

1) Otl Aicher, Willi Graf, Eugen Grimminger, Theodor Hacker, Falk Harnack, Hans Hirzel, Susanne Hirzel, Kurt Huber, Marie-Luise Jahn, Traute Lafrenz, Hans Conrad Leipelt, Franz Josef Müller, Christoph Probst, Lilo Ramdohr, Alexander Schmorell, Hans e Sophie Scholl. 
Questa è la lista dei partecipanti del gruppo La Rosa Bianca ma potrebbe essere non completa.
2) Erika Mann, figlia di Thomas Mann, la descrisse accuratamente nel saggio "La scuola dei barbari".
3) Come si legge nel libro di William L. Shirer e del sociologo György Lukács in "Die Zerstörung der Vernunft" (La distruzione della ragione). 
Per una analisi psicologica vedere Wilhelm Reich "Psicologia di massa del fascismo ("Die Massenpsychologie des Faschismus" 1933) e alcuni testi di Erich Fromm. 
Per un'analisi sociale e culturale: Klaus Mann "Das Wunder von Madrid. Aufsätze, Reden, Kritiken 1936-1938" e "Zweimal Deutschland. Aufsätze, Reden, Kritiken 1938-1942".
4) Inge Scholl La Rosa Bianca 1942/1943 (prima ed. 1954)
5) L'interrogatorio è stato fedelmente raccontato nel bel film "La Rosa Bianca - Sophie Scholl (Sophie Scholl. Die letzten Tage) diretto da Marc Rothemund (2005). Sophie era ben interpretata dall'attrice Julia Dentsch. 
Tra gli altri film: "La rosa bianca" diretto da Michael Verhoeven (1982) e "Fünf letzte Tage" (1982) di Percy Adlon. In entrambi era interpretata dall'intensa Lena Stolze. 

Bibliografia: 
Barbara Beuys Sophie Scholl. Biografie. (ottima biografia in tedesco che si dovrebbe tradurre e pubblicare in italiano)
Romano Guardini La rosa bianca
At the Heart of the White Rose: Letters and Diaries of Hans and Sophie Scholl
(Non sono citati i libri già menzionati nelle note). 




Sophie und Hans Scholl, der Mut, Nein zu sagen

Artikel von Lavinia Capogna 

Am 18. Februar 1943 wurden zwei deutsche Jugendliche von einem Nazi-Hausmeister dabei erwischt, wie sie Flugblätter in der Universität München verteilten. Daraufhin wurden sie von der Gestapo verhaftet. 
Nach einem harten Verhör und einem Scheinprozess wurden sie am 22. Februar zum Tode verurteilt. 
Sophie Scholl war 21 Jahre alt, ihr Bruder Hans 24.
Sie hatten eine kleine antinazistische und gewaltfreie Gruppe christlicher Prägung gegründet, „Die Weiße Rose”. Mit ihnen wurde auch Christopher Probst getötet, 23 Jahre alt, verheiratet und Vater von drei Kindern, von denen das letzte gerade unterwegs war. 
Kurz darauf wurden weitere Mitglieder der Gruppe ermordet oder inhaftiert. Einige überlebten (1).

Am Tag vor ihrer Verhaftung hatte sie lange Schubert-Musik gehört und ihre Eindrücke einer Freundin aus Kindertagen, Lisa, geschrieben. 

Vielleicht ist uns heute nicht bewusst, wie mutig es war, mitten im Krieg Flugblätter gegen Hitler und den Nationalsozialismus zu verteilen. 

Die Hinrichtung wurde in der deutschen Presse nur am Rande erwähnt und als „Hochverrat” dargestellt. Seit 1933 ließ Hitler seine zahlreichen politischen Gegner ausmerzen: Sozialdemokraten, Sozialisten, Kommunisten, Liberale, Katholiken. 

Im April 1943 erschien in der New York Times ein Artikel über die Münchner Jugend. 
Im Juni sprach Thomas Mann in einer BBC-Sendung über sie, was großes Echo fand. 
Seit zehn Jahren hatten die bedeutendsten deutschen Schriftsteller das Land verlassen: Thomas Mann, sein Bruder Heinrich, sein Sohn Klaus, Erich Maria Remarque, Ludwig Renn, Anna Seghers, Bertolt Brecht, Ernst Toller, die Österreicher Stefan Zweig und Joseph Roth – um nur die berühmtesten zu nennen. 

Wie Deutschland in eine so grausame Diktatur wie die Hitlers geraten konnte, hat William L. Shirer, ein hervorragender amerikanischer Historiker, in seinem grundlegenden Werk „Das Dritte Reich und untergang“ ausführlich beschrieben.

Die Geschichte von Sophie und Hans Scholl ist nicht nur ein Beispiel und eine Mahnung in Zeiten, in denen Faschismus und Kriegsgefahr dramatisch wiederaufleben, sondern auch etwas, das das Herz berührt. 

Ihre Mutter, Magdalena Müller, genannt Lena, geboren 1881, war eine freundliche und fürsorgliche Frau, sehr christlich. Sie war Diakonin, ein Wort, das aus dem Griechischen stammt und in verschiedenen protestantischen Kirchen eine Frau bezeichnete, die sich um Kranke oder Arme kümmerte, indem sie ein Gelübde der Armut ablegte und unverheiratet blieb. Während des Ersten Weltkriegs, als Krankenschwester in einem Krankenhaus, hatte sie sich in Robert Scholl verliebt, einen liberalen Pazifisten und Agnostiker, der zehn Jahre jünger war als sie, und sie hatten geheiratet. 

In Deutschland (aber nicht nur dort) herrschte ein extrem kriegstreiberisches und nationalistisches Klima, das der Schriftsteller Erich Maria Remarque in „Im Westen nichts Neues“ (1929) in der Szene, in der der Lehrer Paul und die anderen Jungen überzeugt (fast zwingt), an die Front zu gehen, treffend beschrieben hat.

Robert Scholl war Bürgermeister einer Kleinstadt und später Finanzberater in Ulm in Baden-Württemberg, Süddeutschland.
Beide waren Antinazis, und 1942 wurde Robert Scholl zu vier Monaten Haft verurteilt, weil er Hitler öffentlich als „Gottes Geißel“ bezeichnet hatte. 1943, nur fünf Tage nach dem Tod seiner beiden Söhne, wurde er zu eineinhalb Jahren Haft verurteilt, weil er eine ausländische Radiosendung gehört hatte. 

1933 kamen die Nazis aus verschiedenen Gründen an die Macht, unter anderem dank der Unterstützung einiger mächtiger Industrieller und Militärs.
Der Nationalsozialismus kontrollierte das Leben der Menschen und organisierte eine massive Propaganda, die sich an Kinder und Jugendliche richtete (2).
Die Geschwister Scholl traten Jugendorganisationen bei, die auf Zeltlagern, militärischen Übungen, wahnwitzigen Ideen und der Lektüre heidnischer Texte basierten. Die Mitgliedschaft war obligatorisch. 
Hinter dem Nationalsozialismus stand auch ein verworrener Hintergrund rassistischer und antisemitischer Autoren aus dem 19. Jahrhundert (3). 

1935, im Alter von 17 Jahren, kehrte Hans Scholl enttäuscht von einem nationalsozialistischen Jugendkongress zurück. 
Anhand von Auszügen aus ihren Briefen, Tagebüchern und Biografien kann man etwas über diese beiden außergewöhnlichen jungen Menschen erfahren. Sophie erscheint als intelligentes, lebhaftes, introspektives Mädchen, das zeichnete, Klavier und Flöte spielte, viel las, die Natur liebte und Biologie und Philosophie studieren wollte. 

Hans war ein gutaussehender Junge, der sich für Poesie und Sport, Tennis, Schwimmen und Fechten begeisterte. 
Er liebte die Gedichte von Rainer Maria Rilke. Er studierte leidenschaftlich Medizin. 
Mit 19 Jahren wurde er vor Gericht gestellt und für kurze Zeit inhaftiert. Erst nach 1998 und dem Tod seiner älteren Schwester Inge Scholl kam diese teilweise unbekannte Geschichte vollständig ans Licht. 

1937 waren die ganze Familie und andere Jugendliche aus Ulm verhaftet worden. Sie wurden der „subversiven Tätigkeit” beschuldigt, obwohl dies nicht stimmte, denn Hans hatte einen Jugendverein gegründet, der den Machthabern nicht gefiel. 
Er wurde auch der „Obszönität” beschuldigt, was sich auf eine Liebesbeziehung zwischen ihm und einem Gleichaltrigen, Ernst Reden, bezog. Diese Beziehung hatte nichts Obszönes an sich, sondern war Ausdruck aufrichtiger Gefühle.

Hans und Reden wurden nach Paragraph 175 verurteilt, einem Gesetz gegen Homosexuelle, das seit der zweiten Hälfte des 19. Jahrhunderts in Deutschland existierte, aber während des Regimes verschärft worden war. 
Lena und Robert Scholl unterstützten ihren Sohn sehr, was bewundernswert und ungewöhnlich war. 
Hans übernahm die Verantwortung für sich selbst, aber der Richter ging strenger mit Reden ins Gericht.
Er wurde für etwa zwanzig Tage inhaftiert, Reden für einige Monate.

Diese Angelegenheit erschütterte Hans, aber erst mit dem Einmarsch in Polen 1939 und dem Ausbruch des Zweiten Weltkriegs begannen beide Brüder, die politische Lage zu verstehen. 

Sophie hatte eine enge Freundschaft zu einem Mann namens Fritz Hartnagel, einem Berufssoldaten. Er war vier Jahre älter als sie. Er wurde ihr Vertrauter, sie tauschten Bücher aus, unternahmen einige kurze Reisen zusammen und ihre Freundschaft entwickelte sich zu einer Liebe, wenn auch vor allem aus der Ferne. 
Mit ihm, der an der Front war, stellte Sophie sich in den Briefen, die ausspioniert wurden, so weit wie möglich wichtige ethische Fragen. Oft waren sie unterschiedlicher Meinung.
Sie erzählte Fritz auch von einem prophetischen Traum: „Kürzlich habe ich geträumt, dass ich in einer Zelle saß, eingesperrt (...). Ich hatte einen schweren Eisenring um den Hals: Das war der schlimmste Teil des Traums.“
Die Geschwister Scholl sollten guillotiniert werden.

Hans, der stattdessen nach Frankreich geschickt wurde, sprach Französisch, las Victor Hugo und André Gide, deren Bücher zusammen mit denen von Marcel Proust, Franz Kafka, Arthur Schnitzler, Kurt Tucholsky, aber auch Sigmund Freud, Albert Einstein und anderen Autoren 1933 in Berlin verbrannt worden waren. 
Er schrieb in einem Brief: „Ich habe eine Rosenknospe in meiner Jackentasche. Ich brauche diese kleine Blume, weil sie die andere Seite der Medaille darstellt, weit entfernt vom Militärleben, aber nicht im Widerspruch zur militärischen Mentalität. Man sollte immer ein kleines Geheimnis mit sich tragen, besonders wenn man mit Kameraden wie meinen zusammen ist.“

Er bemerkte auch, dass einer der bedeutendsten französischen Ärzte Selbstmord begangen hatte, weil er nicht unter der Besatzung leben wollte. 

Als er von der Front zurückkehrte, wurde er von Unruhe erfasst. Tagsüber schwamm und ritt er weiter, wechselte zwischen seinem Medizinstudium und seinen militärischen Pflichten, aber nachts las er oft verbotene Autoren wie Remarque und Joyce in alten Ausgaben. 
Er empfand romantische Zuneigung für Mädchen und Jungen, oft platonischer Natur. 
1941 traf er in einem Theater die schöne 22-jährige Studentin Traute Lafrenz. Sie folgte den Ideen der Anthroposophie des mystischen Philosophen Rudolf Steiner und war gegen das Regime. Zwischen ihnen entstand eine Liebesbeziehung, sie schloss sich der von Hans gegründeten Gruppe an und war die einzige Person außerhalb der Familie, die an seiner Beerdigung und der von Sophie teilnahm.

Hans, der an die russische Front geschickt worden war, war zutiefst erschüttert vom Krieg und der Vernichtung der polnischen Juden. 
Dank Alexander Schmorell, einem russischen Jungen (mit deutschem Vater), orthodox und intelligent wirkend, lernte er 1942 einen Professor kennen, mit dem er die Texte von Augustinus, Blaise Pascal und Jacques Maritain studierte. Zuvor hatte er sich vor allem für Philosophie interessiert, wurde aber auf unkonventionelle Weise religiös. 
Auch Sophie befand sich in einer Phase der Selbstfindung, wie aus den intensiven Briefen hervorgeht, die sie an ihre Freundin Lisa schrieb. 

1942 gründete Hans die Gruppe „Die Weiße Rose“. Sie verfassten einige Flugblätter, in denen sie unter Berufung auf deutsche Dichter das Volk ganz klar zum Aufstand aufforderten, um Menschlichkeit und Würde wiederzufinden. 
Sie verbreiteten heimlich eine Vielzahl von Flugblättern, die mit einem Vervielfältigungsgerät gedruckt worden waren. Eine immense Arbeit. 
Diese Aktion, die uns heute einfach erscheinen mag, wurde damals mit dem Tod bestraft. 
Deutschland und Europa waren durch den Krieg halb zerstört, einen Krieg, der 50 Millionen Tote, Millionen Verletzte und unvorstellbares Leid gekostet hatte. 

Im November 1946 beschrieb Else Gabel, eine politische Gefangene, die zur Arbeit im Gestapo-Hauptquartier gezwungen worden war und Sophies Zellengenossin war, diese wenigen Tage der Gefangenschaft in einem Brief an Inge Scholl (4).
Sie berichtete, dass Sophie trotz der drängenden Verhöre (5) ruhig und freundlich war und „eine sanfte Ausstrahlung” sowie ein „kindliches und unschuldiges” Gesicht hatte. 
Der Gestapo-Beamte, der sie verhörte, bot ihr an, sie nicht wie ihren Bruder zum Tode zu verurteilen, wenn sie die Namen der anderen Jugendlichen preisgeben würde. 
Sie lehnte ab. 

1989 wurden in der Deutschen Demokratischen Republik die Verhörprotokolle von 1943 gefunden, die als verloren galten. 

Hans schrieb einen Vers aus einem Gedicht von Goethe über die Freiheit an die Wand seiner Zelle. 
Sophie, Hans und Christoph Probst durften ihre Eltern kurz sehen und eine Zigarette mit ihnen teilen, bevor sie guillotiniert wurden. 

Zwei Jahre später verschwand ihr 22-jähriger Bruder Werner an der russischen Front und wurde als vermisst gemeldet. 




1) Otl Aicher, Willi Graf, Eugen Grimminger, Theodor Hacker, Falk Harnack, Hans Hirzel, Susanne Hirzel, Kurt Huber, Marie-Luise Jahn, Traute Lafrenz, Hans Conrad Leipelt, Franz Josef Müller, Christoph Probst, Lilo Ramdohr, Alexander Schmorell, 
Hans und Sophie Scholl. 
Dies ist die Liste der Mitglieder der Gruppe „Weiße Rose”, die jedoch möglicherweise nicht vollständig ist.
2) Erika Mann, Tochter von Thomas Mann, beschrieb sie ausführlich in ihrem Essay „Die Schule der Barbaren”.
3) Wie in dem Buch von William L. Shirer und dem Soziologen György Lukács in „Die Zerstörung der Vernunft” zu lesen ist. 
Für eine psychologische Analyse siehe Wilhelm Reich „Die Massenpsychologie des Faschismus” (1933) und einige Texte von Erich Fromm. 
Für eine soziale und kulturelle Analyse: Klaus Mann „Das Wunder von Madrid. Aufsätze, Reden, Kritiken 1936-1938” und „Zweimal Deutschland. Aufsätze, Reden, Kritiken 1938-1942".
4) Inge Scholl Die Weiße Rose 1942/1943 (Erstausgabe 1954)
5) Das Verhör wurde originalgetreu in dem schönen Film „Die Weiße Rose – Sophie Scholl (Sophie Scholl. Die letzten Tage)“ von Marc Rothemund (2005) getreu nacherzählt. Sophie wurde von der Schauspielerin Julia Dentsch gut dargestellt. 
Weitere Filme: „Die weiße Rose“ von Michael Verhoeven (1982) und „Fünf letzte Tage“ (1982) von Percy Adlon. In beiden Filmen wurde sie von der intensiven Lena Stolze dargestellt. 

Bibliografie: 
Barbara Beuys Sophie Scholl. Biografie. (ausgezeichnete Biografie auf Deutsch, die ins Italienische übersetzt und veröffentlicht werden sollte)
Romano Guardini Die weiße Rose
At the Heart of the White Rose: Letters and Diaries of Hans and Sophie Scholl
(Die bereits in den Anmerkungen erwähnten Bücher werden nicht aufgeführt). 


Sophie and Hans Scholl, the courage to say no

Article by Lavinia Capogna 

On 18 February 1943, two German students were stopped by a Nazi janitor after being caught distributing leaflets inside the University of Munich. They were then arrested by the Gestapo. 
After a gruelling interrogation and a sham trial, they were sentenced to death on 22 February. 
Sophie Scholl was 21 years old, her brother Hans was 24.
They had founded a small, non-violent, Christian-inspired anti-Nazi group called 'Die Weiße Rose' (The White Rose). Christopher Probst, 23, married and father of three children, the youngest of whom was on the way, was also killed with them. 
Shortly afterwards, other members of the group were murdered or imprisoned. Some survived (1).

The day before they were arrested, she had listened to Schubert's music for a long time and written her impressions to a childhood friend, Lisa. 

Perhaps today we do not realise the incredible courage it took to distribute leaflets against Hitler and Nazism in the midst of war. 

The execution was barely mentioned in the German press and presented as 'high treason'. From 1933 onwards, Hitler had exterminated his German political opponents, who were very numerous: social democrats, socialists, communists, liberals and Catholics. 

In April 1943, an article about the Munich boys appeared in The New York Times. 
In June, Thomas Mann spoke about them on a BBC programme, which had a huge impact. 
For ten years, the leading German writers had left the country: Thomas Mann, his brother Heinrich, his son Klaus, Erich Maria Remarque, Ludwig Renn, Anna Seghers, Bertolt Brecht, Ernst Toller, the Austrians Stefan Zweig and Joseph Roth - to name but the most famous. 

How Germany could have fallen into such a brutal dictatorship as Hitler's has been extensively described by William L. Shirer, an excellent American historian, in his seminal essay "The Rise and Fall of the Third Reich".

The story of Sophie and Hans Scholl is not only an example and a warning in times when fascism and the risk of war are dramatically re-emerging, but also something that touches the heart. 

Their mother, Magdalena Müller, known as Lena, born in 1881, was an affable and caring woman, very Christian. She was a deaconess, a word derived from Greek, which in various Protestant churches referred to a woman who cared for the sick or the poor, taking a vow of poverty and remaining unmarried. During the First World War, while working as a nurse in a hospital, she fell in love with Robert Scholl, a liberal pacifist and agnostic ten years her junior, and they married. 


In Germany (but not only there), there was an exasperatingly warmongering and nationalistic climate that the writer Erich Maria Remarque described well in "All Quiet on the Western Front" (1929) in the scene where the teacher convinces (almost forces) Paul and the other boys to leave for the front.

Robert Scholl was mayor of a small town and then a financial advisor in Ulm in Baden-Württemberg, southern Germany.
Both were anti-Nazis, and in 1942 Robert Scholl was sentenced to four months in prison for publicly calling Hitler 'the scourge of God'. In 1943, just five days after the death of his two sons, he was sentenced to a year and a half in prison for listening to a foreign radio broadcast. 

In 1933, the Nazis came to power for various reasons, including the support of some powerful industrialists and military figures.
Nazism controlled people's lives and organised relentless propaganda aimed at children and young people (2).
The Scholl siblings joined youth organisations based on camping, military drills, delusional ideas and readings of pagan passages. It was compulsory. 
Behind Nazism there was also a confused nineteenth-century background of racist and anti-Semitic authors (3). 

In 1935, at the age of 17, Hans Scholl returned disappointed from a Nazi youth congress. 
Through excerpts from their letters, diaries and biographies, we can understand something about these two extraordinary young people. Sophie emerges as an intelligent, lively, introspective girl who drew, played the piano and flute, read a lot, loved nature and thought about studying biology and philosophy. 

Hans was a handsome young man, passionate about poetry and sports, tennis, swimming and fencing. 
He loved the verses of Rainer Maria Rilke. He studied medicine with passion. 
At the age of 19, he was tried and briefly imprisoned. It was only after 1998 and the death of his older sister, Inge Scholl, that this partly unknown story came to light. 

In 1937, his entire family and other young people from Ulm were arrested. They were accused of 'subversive activity', even though this was not true, because Hans had founded a youth association that was unpopular with the authorities. 
He was also accused of 'obscenity', which referred to a love affair between him and a boy of the same age, Ernst Reden. There was nothing obscene about this affair, only sincere feelings.

Hans and Reden were convicted under Paragraph 175, a law against homosexuals that had existed in the country since the second half of the 1800s but had been tightened during the regime. 
Lena and Robert Scholl strongly supported their son, which was admirable and unusual. 
Hans took responsibility for himself, but the judge was harsher on Reden.
He was imprisoned for about twenty days, Reden for several months.

This incident shook Hans, but it was with the invasion of Poland in 1939 and the outbreak of the Second World War that both brothers began to understand the political situation. 

Sophie had a close friendship with a young man, Fritz Hartnagel, a career soldier. He was four years older than her. He became her confidant, they exchanged books, took a few short trips together, and their friendship turned into love, even though it was mainly a long-distance relationship. 
With him at the front, as far as possible in the letters that were spied on, Sophie asked herself important ethical questions. They often disagreed. 
She also told Fritz about a premonitory dream: 'I recently dreamed that I was in a cell, imprisoned (...). I had a heavy iron ring around my neck: that was the worst part of the dream'. 
The Scholl siblings would be guillotined.

Hans, who was sent to France instead, spoke French and read Victor Hugo and André Gide, whose books had been burned along with those of Marcel Proust, Franz Kafka, Arthur Schnitzler, Kurt Tucholsky, Sigmund Freud, Albert Einstein and other authors in Berlin in 1933. 
He wrote in a letter: "I keep a rosebud in my jacket pocket. I need that little flower because it represents the other side of the coin, far from military life but not at odds with the military mentality. You should always carry a little secret with you, especially when you are with comrades like mine'.

When he returned from the front, he was overcome by a sense of unease. During the day, he continued to swim and ride horses, alternating between his university studies in medicine and his military duties, but at night he often read banned authors such as Remarque and Joyce in old editions. 
He had some romantic feelings for girls and boys, often platonic. 
In 1941, he met the beautiful 22-year-old student Traute Lafrenz in a theatre. She followed the ideas of the mystical philosopher Rudolf Steiner's Anthroposophy and was against the regime. A romantic relationship developed between them, and she joined the group founded by Hans and was the only person outside the family to attend his and Sophie's funeral.

Hans was sent to the Russian front and was deeply disturbed by the war and the extermination of Polish Jews. 
In 1942, thanks to Alexander Schmorell, a Russian boy (of German father) who was Orthodox and seemed intelligent, he met a professor with whom he studied the texts of St Augustine, Blaise Pascal and Jacques Maritain. Previously, he had been mainly interested in philosophy, but he became religious in an unconventional way. 
Sophie was also going through a period of self-discovery, as evidenced by the intense letters she wrote to her friend Lisa. 

In 1942 Hans founded the group "Die Weiße Rose" (The White Rose). They wrote several leaflets in which, quoting German poets, they clearly called on the people to rebel and rediscover their humanity and dignity. 
They secretly distributed many leaflets printed with a mimeograph machine. It was an immense task. 
This action, which may seem simple to us, was punishable by death. 
Germany and Europe were half-destroyed by the war, a war that would cost 50 million lives, millions of wounded and untold suffering. 

In November 1946, Else Gabel, a political prisoner who had been forced to work at Gestapo headquarters and was Sophie's cellmate, described those few days of imprisonment in a letter to Inge Scholl (4).
She recounted that Sophie, despite the intense interrogation (5), was calm, kind and had a 'gentle air' and a 'childlike and innocent' face. 
The Gestapo officer who interrogated her offered not to sentence her to death, as had been decided for her brother, if she revealed the names of the other young people. 
She refused. 

In 1989, the minutes of the 1943 interrogations, which were believed to have been lost, were found in the German Democratic Republic.

Hans wrote a verse from a Goethe poem about freedom on the wall of his cell.
Sophie, Hans and Christoph Probst were able to see very briefly their parents and share a cigarette before being guillotined. 

Two years later, their 22-year-old brother Werner disappeared on the Russian front, where he was reported missing in action. 




1) Otl Aicher, Willi Graf, Eugen Grimminger, Theodor Hacker, Falk Harnack, Hans Hirzel, Susanne Hirzel, Kurt Huber, Marie-Luise Jahn, Traute Lafrenz, Hans Conrad Leipelt, Franz Josef Müller, Christoph Probst, Lilo Ramdohr, Alexander Schmorell, 
Hans and Sophie Scholl. 
This is the list of participants in the White Rose group, but it might not be complete.
2) Erika Mann, daughter of Thomas Mann, described it accurately in her essay 'The School of Barbarians'.
3) As stated in the book by William L. Shirer and sociologist György Lukács in 'Die Zerstörung der Vernunft' (The Destruction of Reason). 
For a psychological analysis, see Wilhelm Reich's "The Mass Psychology of Fascism" (Die Massenpsychologie des Faschismus, 1933) and some of Erich Fromm's writings. 
For a social and cultural analysis, see Klaus Mann's "Das Wunder von Madrid. Aufsätze, Reden, Kritiken 1936-1938" and "Zweimal Deutschland. Essays, Speeches, Critiques 1938-1942".
4) Inge Scholl The White Rose 1942/1943 (first ed. 1954)
5) The interrogation was faithfully recounted in the beautiful film "The White Rose - Sophie Scholl (Sophie Scholl. Die letzten Tage) directed by Marc Rothemund (2005). Sophie was well portrayed by actress Julia Dentsch. 
Other films include: "The White Rose" directed by Michael Verhoeven (1982) and "Fünf letzte Tage" (1982) by Percy Adlon. In both films, she was portrayed by the intense Lena Stolze. 

Bibliography:
Barbara Beuys Sophie Scholl. Biografie. (excellent biography in German that should be translated and published in Italian)
Romano Guardini La Rosa bianca
At the Heart of the White Rose: Letters and Diaries of Hans and Sophie Scholl
(Books already mentioned in the notes are not cited). 














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