"Lord Elgin, le traversie di uno scozzese" ~ Intervista di Lavinia Capogna a Lavinia Fonzi
"Per amore dell'antico. Il romanzo di
Lord Elgin" romanzo di Lavinia Fonzi (Vallecchi narrativa editore 2026)
Lord Elgin, le traversie di uno scozzese
Intervista di Lavinia Capogna a Lavinia Fonzi
Il nome di Thomas Bruce, VII conte di Elgin forse sarà sconosciuto ai più ma invece è stato, tra la fine del 1700 e il 1800, un personaggio assai noto e tuttora ben conosciuto dagli storici e amanti dell'arte.
Lavinia Fonzi, giovane scrittrice romana residente a Milano, le ha dedicato un romanzo storico interessante e molto ben scritto: "Per amore dell'antico. Il romanzo di Lord Elgin" nelle librerie dal 20 marzo.
Lavinia Fonzi è già autrice di alcuni romanzi. In questa nuova opera mescolando un'accurata ricerca storica e una fertile immaginazione riesce a dare vita a questo Lord Elgin che ancora oggi è visto da alcuni come un grande amante dell'arte classica, da altri come un predatore. È infatti colui che ha fatto portare a Londra una parte (da tempo al British Museum) delle decorazioni scultoree del Partenone greco, anche se inizialmente egli aveva solo ingaggiato un pittore italiano per copiarle.
Da decenni la Grecia ne chiede vanamente la restituzione.
Vi fu nel 1700 una passione smodata per l'arte classica (Elgin incontrò anche a Napoli l'anziano Lord Hamilton che acquistava opere d'arte, non si sa se sempre in modo lecito e Napoleone stesso sequestrò un gran numero di quadri e oggetti preziosi durante "la campagna d'Italia").
La contesa tra Atene e Londra non si è ancora risolta.
Io, detto per inciso, penso che la Grecia qualche ragione ce l'abbia ma Fonzi dimostra, attraverso testi autentici, che Elgin non fu un questionable man ma piuttosto un fedele suddito di Sua Maestà Giorgio III, un diplomatico leggermente malinconico che avrebbe voluto vivere tranquillo nella sua brumosa Scozia e che invece attraversò numerose traversie sullo sfondo di eventi epocali: la prigione, crisi asmatiche, una moglie intelligente ma innamorata di un affascinante, suadente bellimbusto e persino Lord Byron che scrisse versi sferzanti contro di lui.
Elgin e Byron erano due opposti: tanto pacato, sognatore seppur determinato il primo, tanto ribelle, sulfureo e geniale il secondo. Tuttavia la byronmania che si diffuse allora fece sì che quei versi rovinarono Elgin.
La vita privata e sentimentale del diplomatico viene narrata da Lavinia Fonzi con maestria, la trama è avvincente senza mai diventare prolissa nonostante l'ampiezza del libro, 500 pagine che si leggono d'un fiato e le psicologie accurate, soprattutto quelle femminili abbastanza complesse.
Anche quando appare Napoleone, l'autrice mantiene il suo stile sobrio, mai sopra le righe - il che costituisce uno dei pregi di questo romanzo.
Il libro vuole ricostruire con affetto una vita, non lasciare che si smarrisca nei meandri del tempo. E in questo senso "Per amore dell'antico. Il romanzo di Lord Elgin" è anche un'opera della memoria, di una misteriosa connessione tra la giovane scrittrice e lo scozzese che i ritratti, tra cui quello di copertina dell'accurata edizione, ritraggono con l'immancabile giubba rossa britannica, viso ovale e vivaci occhi castani.
Ma lasciamo la parola all'autrice:
Come mai hai scelto di dedicare un romanzo a questo personaggio singolare, lo scozzese Lord Elgin?
Mi sono imbattuta nella storia di Lord Elgin per caso, mentre leggevo un libro di archeologia che lo menzionava, e sono rimasta subito colpita dalla sua vicenda. Non solo perché ha cambiato per sempre il destino di opere immortali, ma anche perché è stato un uomo che ha perso tutto per inseguire un sogno, scontrandosi non solo con una sorte avversa (nel corso della sua vita gli è capitato di tutto!) ma anche con l’ostilità della gente. Il desiderio di raccontare la sua storia e, soprattutto, l’umanità dietro il simbolo a cui viene spesso ridotto, è stato fortissimo e mi ha spinta a scrivere questo romanzo.
Il tuo libro non è solo una biografia romanzata ma anche il ritratto di un'epoca (fine 1700/Inizio 1800) particolarmente attraente per i rapidi e contrastanti eventi storici. Che cosa ti appassiona di questa epoca?
Il periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento è in assoluto il mio preferito: non a caso tutti i miei romanzi hanno questa ambientazione. Amo quest’epoca perché è stata densa di avvenimenti fondamentali per la storia europea, come la Rivoluzione francese e l’età Napoleonica, ma anche perché è stata segnata da grandi cambiamenti e ideali. Mi appare quindi come la cornice ideale per storie avventurose ed emozionanti e, al tempo stesso, un “serbatoio” di vicende umane ancora attuali.
Oltre all'accurata ricerca storica c'è stata anche una ricerca psicologica nell'immaginare caratteri di cui sappiamo poco, ad esempio, il personaggio fondamentale di Mary?
Assolutamente sì. Ho cercato, sulla base delle fonti a disposizione, di rappresentare nel modo più accurato e realistico possibile i personaggi che compaiono in questo romanzo. È vero, il personaggio di Mary (prima moglie di Lord Elgin) non è particolarmente noto, ma per fortuna ci ha lasciato delle lettere che sono state poi pubblicate in diversi saggi storici. Da questi scritti emerge il ritratto di una donna vivace e curiosa, pragmatica e amante della vita sociale. Ho cercato di ricostruirne il carattere così come io l’ho inteso, di mostrare le insicurezze che deve aver provato di fronte a un impegno tanto importante come la missione diplomatica e di raccontare con delicatezza la complessa evoluzione del suo rapporto con il marito.
Vuoi parlarci brevemente delle tue opere letterarie precedenti? Mi sembra che ci sia un fil rouge tra loro e questo nuovo romanzo.
Tra i miei altri scritti vorrei menzionare "Nel nome del Giglio", un romanzo storico che racconta una storia d’amore e avventura ambientata tra Firenze e Parigi durante la Rivoluzione francese e la saga "Tra le pieghe del tempo", una tetralogia che segue le vicende di una ragazza dei giorni nostri in diverse città dell’Europa del 1789. Oltre ad avere in comune con "Per amore dell’antico" il periodo storico, condividono con questo romanzo anche il gusto per l’avventura e l’importanza degli ideali.
Quali sono le scrittrici e gli scrittori (o poeti) che leggi o rileggi più volentieri?
Nella narrativa sicuramente Alexandre Dumas, che per mia fortuna ha lasciato moltissimi romanzi storici. Non mi stancherei mai di leggere le sue storie, sono così avvincenti che si ha davvero la sensazione di essere 'dentro' il passato. Tra i poeti, invece, mi piace molto Giosuè Carducci, per lo stile e i contenuti delle sue liriche.
L'autrice Lavinia Fonzi
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