Giacomo Matteotti, coraggioso socialista - Articolo di Lavinia Capogna

Giacomo Matteotti, coraggioso socialista

Articolo di Lavinia Capogna  


Roma, giugno 1924. Da alcuni giorni una macchina sta appostata nei pressi dell'abitazione dell'onorevole socialista Giacomo Matteotti nel quartiere Flaminio.
La Roma di cento anni fa era assai diversa da quella attuale. Le macchine erano pochissime, interi quartieri dovevano ancora essere costruiti, altri saranno demoliti.
Una macchina ferma per qualche giorno quindi si fa notare. Due coniugi annotano sul loro calendario, appeso in cucina, il numero di targa. 
Matteotti era già stato vittima in precedenza di alcune aggressioni fasciste, una molto cruenta. Tuttavia l'inquietante presenza del veicolo non lo fa desistere dal proseguire i suoi studi politici: si recava frequentemente in biblioteca.

Egli non è solo uno degli onorevoli più attivi in Parlamento, autore di parecchi testi politici tra i quali "Un anno di dominazione fascista" di quasi 300 pagine in cui aveva raccontato le violenze degli squadristi (Rizzoli 2023) ma anche dottore in legge, laureato a pieni voti all'università di Bologna e segretario del Partito unitario socialista, nato due anni prima da una scissione con il Partito socialista italiano.

Quello che però nessuno sa è che gli uomini dentro la vettura sono alcuni tra i più feroci squadristi fascisti, comandati da un toscano che si vanta di aver commesso nove omicidi e alcuni lombardi giunti per l'occasione dal nord. Hanno già avuto denunce. Fanno parte della Ceka, un gruppo armato segreto ed illegale fondato da Mussolini (che lo negherà in Parlamento).

Dal 1919 gli squadristi terrorizzano il nord del paese, devastano sedi di partiti, sindacati, giornali, irrompono in manifestazioni, raduni, sagre che fanno parte della vita contadina. Obbligano le vittime, per umiliarle, a bere olio di ricino ma soprattutto danno manganellate, spesso sparano.
Sono teppisti che abusano di alcool e a volte di cocaina, frequentano prostitute (un maschilismo amplificato è una fissazione del fascismo), usano un linguaggio volgare e semianalfabeta, sono ben retribuiti dal partito e spesso sfuggono alla giustizia perché protetti (anche se ci sono bravi poliziotti che a volte riescono ad acciuffarli).

La tesi ufficiale è che vogliano impedire una rivoluzione socialista ma in realtà anche se ci sono stati grossi scioperi e alcuni intraprendenti oratori non è mai esistita la possibilità di una rivoluzione "rossa" in Italia.
I socialisti sono molto divisi internamente, nel 1921 si stacca dal PSI un piccolo gruppo che darà vita al PC'dI (che nel 1943 diventerà il PCI), nel 1922 il gruppo dei socialisti unitari.

L'obiettivo del loro capo, l'ex socialista Mussolini, dimesso per la sua enfatica posizione interventista nel 1915 e i suoi articoli truculenti (e che a Milano nel '19 ha fondato il fascio) non è solo la distruzione del socialismo ma di tutta la democrazia: liberali, repubblicani, moderati: tra le moltissime vittime del fascismo non ci sono solo Matteotti, socialisti, comunisti, sindacalisti (il che sarebbe già gravissimo) ma anche religiosi come Don Minzoni, prete trentotenne ucciso vicino Ferrara, Don Luigi Sturzo e Giorgio Frassati, un ricco ragazzo cattolico di Torino che si dedica ai poveri (futuro santo) che vengono picchiati, Giovanni Amendola, noto deputato liberale e Piero Gobetti, giovane, geniale intellettuale liberale che aveva scritto un bel testo su Matteotti, che moriranno a causa delle conseguenze delle aggressioni, Antonio Gramsci, Sandro Pertini, Umberto Terracini e tantissimi altri che saranno imprigionati.
Nel 1937 saranno uccisi in Francia i fratelli Rosselli fondatori di "Giustizia e Libertà ".

Negli anni '20 (e non solo) in un'Italia prevalentemente agricola il fascismo è sostenuto da molti proprietari terrieri che hanno interesse a mantenere i contadini in una situazione di estrema povertà e che avversano ogni riforma (fame e pellagra divampano) e dalla piccola borghesia rancorosa e avida di salire la scala sociale.

Nel suo saggio "Mussolini, il capobanda. Perché dovremmo vergognarci del fascismo" Aldo Cazzullo (Mondadori 2023) ha ben descritto la personalità di Mussolini.

Lui e Matteotti sono due opposti e già si scontrano nei dibattiti di fine anni '10: Matteotti, nato nel 1885, è bello, un po' stempiato ma con un'aria da ragazzo - disse chi lo conobbe, intelligente, distinto, elegante nei modi. 
È veneto di origine trentina, è nato in una famiglia modesta che in due generazione è diventata molto agiata grazie al commercio. Dal fratello Matteo, che morirà giovane di tisi, è stato iniziato, adolescente, al socialismo.
Nel 1912 si era opposto alla guerra coloniale in Libia.
Ha viaggiato all'estero, cosa rara a quei tempi, conosce l'inglese (altra cosa rara allora), il francese e il tedesco, assai bene l'economia (legge anche George Maynard Keynes).

Si conosce di lui un solo romantico amore, quello per la sua fidanzata e poi moglie, Velia Titta, scrittrice e poeta, sorella del celebre baritono Titta Ruffo, di cui lui, non credente, rispetta la profonda fede religiosa.
Detto per inciso, il romanzo di Velia "L'idolatra", pubblicato con lo pseudonimo Andrea Rota, è stato recentemente ripubblicato.

Nel volume "Lettere a Velia" (Pisa University Press 2021) si scopre un Matteotti delicato, dolce, premuroso, innamorato, a volte un po' malinconico, sfiduciato ma instancabile nella lotta politica (viene anche sfidato a duello da due avversari politici ma non accetta).
Lui e Velia sono poco più che ventenni ma hanno già vissuto gravi lutti: lui ha perso i due fratelli e il padre, lei, a soli 14 anni, la madre. Sognano un avvenire migliore.
Dal loro matrimonio nasceranno tre figli.

Matteotti ha svolto un'intensa attività politica nel Polesine prima di arrivare a Roma come deputato alla Camera.
Si è distinto per il coraggio, la precisione dei dati da lui citati, il carisma anche se anche tra i socialisti è criticato per la ricchezza della famiglia. È stato uno strenuo pacifista nel 1915 e per questo è stato accusato di disfattismo e mandato per punizione in un distaccamento militare in Sicilia.
Nello stesso anno ha avuto un serio attacco di tubercolosi.

Federico Fornaro nel libro "Giacomo Matteotti. L'Italia migliore" (Bollati Boringhieri 2024) ha minuziosamente ricostruito l'attività politica di Matteotti consultando testi autentici e narrandola in modo avvincente.

Anche Massimo Congiu ha dedicato un bel libro al deputato socialista: “Giacomo Matteotti – l’assassinio, il processo farsa e la cancellazione della memoria” che è stato recensito su Il Randagio da Vincenzo Vacca due anni fa (1).

Fabio Fiore in "L'affaire Matteotti. Storia di un delitto" (Il Saggiatore 2024) ha ricostruito invece il delitto e i giorni seguenti: dinamica, esecutori e loro sorte, possibili mandanti, situazione politica.

Tornando al 10 giugno 1924 nel pomeriggio Giacomo Matteotti, vestito di chiaro, con giacca e cravatta esce di casa. Sottobraccio ha una busta di documenti, secondo la testimonianza della moglie, e viene aggredito da cinque uomini sul lungotevere Arnaldo da Brescia (altri faranno da palo): si difende, chiede aiuto. 
Due ragazzini sono testimoni del sequestro e daranno chiare informazioni.
Stordito dai pugni viene caricato in macchina e, secondo le ricostruzioni storiche grazie al ritrovamento della giacca, ucciso con una sola pugnalata al cuore.
Il corpo verrà seppellito in un bosco ad una ventina di chilometri da Roma e sarà ritrovato, non per caso secondo Fabio Fiore, il 16 agosto.

Aveva 39 anni.

In realtà alcuni sanno tutto prima che la stampa racconti il rapimento due giorni dopo: Mussolini, che è il presidente del Consiglio e pochi altri. Nei giorni che seguono si costruisce un maldestro castello di menzogne, i criminali vengono arrestati, tre di loro condannati a cinque anni faranno solo pochi mesi di carcere grazie ad una amnistia, saranno protetti. In carcere dal governo gli vengono pagati cibi portati dai ristoranti e abiti all'ultima moda (un trattamento alquanto insolito).
Uno, il toscano dei nove omicidi, secondo lo storico Mauro Canali, autore dell'importante saggio "Il delitto Matteotti" (Il Mulino 2024, nuova edizione), ricatta per anni Mussolini che alla fine lo manda in Libia facendolo arricchire.

Il 3 aprile 1924 si erano tenute le elezioni (che saranno le ultime fino al 1946) e il partito fascista aveva stravinto ma vari politici avevano denunciato violenze e minacce in moltissimi seggi.

Il 30 maggio Giacomo Matteotti, continuamente insultato ed interrotto, aveva fatto un resoconto di tutto ciò, minuziosamente veritiero, e aveva chiesto di invalidare il voto e di ripetere le elezioni.
Il discorso sarebbe durato mezz'ora ma per via delle interruzioni durò un'ora e mezzo.
Ecco qualche stralcio:

"(...) Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. (...) L'elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. (...) Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse".

La proposta di Matteotti venne respinta con 285 voti contrari, 57 favorevoli e 42 astenuti.

Il 1 giugno il giornale fascista pubblicava un articolo contro Matteotti anonimo ma è provato che l'autore ne fosse Mussolini.

Nove giorni dopo Matteotti venne sequestrato ed ucciso.

Senza alcun dubbio il discorso di Matteotti fece infuriare Mussolini ed è sempre stato visto (anche nel bel film "Il delitto Matteotti" realizzato nel 1973 dal regista Florestano Vancini) come la causa del delitto ma, secondo lo storico Mauro Canali, non fu la motivazione principale.

Per Canali e altri storici Mussolini fu il mandante dell'omicidio non solo per il discorso di Matteotti in Parlamento ma soprattutto per via della concessione avvenuta nel maggio del 1924 di moltissimi ettari di terreno in Emilia Romagna ad una compagnia petrolifera americana, la Sinclair Oil, in cui era segretamente coinvolto il fratello di Mussolini con tangenti di milioni di lire (miliardi di oggi).
Esiste anche un'interessante intervista a Mauro Canali in tre parti su Youtube e un articolo su La Repubblica "Delitto Matteotti, lo storico: 'Fu Mussolini a ordinarlo, non ci sono dubbi'.
(29 Dicembre 2023).

L'11 giugno Matteotti avrebbe dovuto tenere un discorso in Parlamento su scandali nel mondo degli affari, il che venne confermato sia da Pietro Nenni, sia da altri, relativo alle concessioni petrolifere.
Matteotti avrebbe avuto dei documenti scottanti. Documenti mai ritrovati ma che sarebbero stati nella mani di Mussolini e poi scomparsi 

Altra ipotesi, quella del re Vittorio Emanuele III e della monarchia.
Negli anni '40 Ajmone di Savoia, duca di Aosta, avrebbe rivelato ad un giornalista - ma reso da lui pubblico solo nel 1978 - - come scrive Federico Fornero (op.cit.) che: 
"(...) Matteotti, durante il viaggio in Gran Bretagna (dal 22 al 26 aprile 1924 ndr) avrebbe saputo da un massone d’alto rango della loggia «The Unicorn and the Lion» di due scritture private (di cui sarebbe riuscito a procurarsi delle copie fotografiche) da cui risultava chiaramente che Vittorio Emanuele III, a partire dal 1921, era stato iscritto nel register degli azionisti della Sinclair (...) senza sborsare nulla. In cambio, il re d’Italia avrebbe dovuto tenere «covered» l’esistenza di importanti giacimenti petroliferi in Libia". 

L'ordine sarebbe così arrivato dalla monarchia per evitare uno scandalo. Mussolini avrebbe ordinato sì alla Ceka di picchiare il deputato socialista ma non di ucciderlo.
Questa seconda ipotesi piace alla destra in quanto scagionerebbe Mussolini dell'omicidio.

Detto per inciso, Matteotti non fece mai parte della massoneria.

Infine c'è la terza ipotesi: un delitto deciso in ambiente fascista per ricattare il capo riguardo alla linea politica.

L'omicidio di Matteotti destò grande sdegno e commozione in Italia. Migliaia di persone si radunarono spontaneamente, un prete fece una messa di suffragio e svelò che Matteotti gli dava parte del suo stipendo per persone in gravi difficoltà economiche.

Nel 1925 ci fu un processo farsa e nel 1947 uno serio in cui si legge nella sentenza: "A Mussolini viene imputata la correità nel sequestro e nell’omicidio aggravato e qualificato di Matteotti, cui si aggiungono la costituzione della Ceka e le numerose spedizioni punitive compiute dal gruppo omicida, di cui viene riconosciuto come mandante". (vedi il sito della Casa Museo Giacomo Matteotti a Fratte Polesine, Veneto). 

Per mesi nel 1924, dopo il crimine, molti deputati dell'opposizione si astennero dai lavori del Parlamento e si ritirarono sull'Aventino (un modo di dire che risaliva ad un episodio dell'antica Roma) ma non seppero cogliere il momento propizio per rovesciare democraticamente il fascismo il che avrebbe evitato vent'anni di dittatura, l'alleanza con Hitler, la persecuzione dal 1938 degli ebrei italiani e, probabilmente, l'entrata in guerra, la distruzione del paese, i bombardamenti, i militari deportati, l'invasione tedesca e le atroci stragi, Marzabotto, le Fosse Ardeatine e molte altre, la fame, la guerra civile (Resistenza), la sconfitta, l'influenza statunitense.

Il 3 gennaio 1925 Mussolini fece un discorso nel suo solito stile strabordante e teatrale in cui si assunse la responsabilità "politica, morale e storica" del delitto Matteotti e poco dopo con le "leggi fascistissime" distrusse quel che rimaneva della democrazia.

La vedova di Matteotti venne controllata dalla polizia fino al suo decesso.
Dal 1925, in gravi difficoltà economiche per ragioni private, le giunse notevole supporto economico da parte di Mussolini. Una cosa singolare sulla quale mi astengo dal fare ipotesi.

Velia morì nel 1938.

Durante il ventennio fu vietato parlare di Matteotti ma egli rimase nel cuore di molti e molte italiane. 
Nella Resistenza ci fu un battaglione Matteotti.

Giacomo Matteotti non fu solo un martire ma uno dei migliori e più 
promettenti politici che l'Italia abbia mai avuto.
Nel 1974 gli è stato dedicato un monumento realizzato dall'architetto Iorio Vivarelli sul lungotevere dove venne rapito. La lapide è stata recente vandalizzata.
Nella palazzina dove abitava c'è una piccola targa posata da un professionista. La proposta del Museo Matteotti e del Municipio di metterne una nuova con la frase: "In questa casa visse Giacomo Matteotti fino al giorno della morte per mano fascista. Roma pose cent'anni dopo in memoria del martire del socialismo e della democrazia" non è stata accettata dalla maggioranza del condominio (fonte: Corriere 5 mag 2024)

Scuole e strade sono state dedicate a Matteotti in passato ma oltre a ciò sarebbe bene conoscere e riflettere sulla sua storia e sulla Storia in generale in modo serio e costruttivo.
Anche coloro che hanno una visione distorta del fascismo dovrebbero invece conoscere la realtà e quanta sofferenza costò al popolo italiano la dittatura e la guerra.
Il fascismo non fu una ideologia tra le altre, fu una dittatura con un unico capo.

In tempi di fake news, di intelligenza artificiale, di velenosi attacchi politici a colpi di influencer sui social e sui blog, di mistificazioni, di riabilitazione del fascismo, di ossequiosi opportunisti, di latitanza di valori etici e guerre feroci, Matteotti rimane un fulgido esempio.




1) https://ilrandagiorivista.com/2024/06/26/massimo-congiu-giacomo-matteotti-lassassinio-il-processo-farsa-e-la-cancellazione-della-memoria-4-punte-edizioni-di-vincenzo-vacca/

Numerose le opere su Matteotti, tra le quali, oltre a quelle già citate nell'articolo: 
Concetto Vecchio 'Io vi accuso. Giacomo Matteotti e noi" (Utet editore).
"Il pensiero di Giacomo Matteotti"
di Maurizio Degl'Innocenti, Andrea Giardina, Alessandro Roncaglia (Laterza, 2025).
Marzio Breda e Stefano Caretti
"Il nemico di Mussolini. Giacomo Matteotti, storia di un eroe dimenticato" (ed.Solferino 2024)
Lo storico Stefano Caretti ha anche curato la pubblicazione delle Opere di Giacomo Matteotti in 13 volumi (1983 - 2020).
Lo storico Enzo Fimiani ha invece pubblicato un saggio sulla memoria del deputato intitolato “Un’idea di Matteotti. Un secolo dopo” (Marietti, 2024).

E altre opere. 

Tra i film oltre a quello famoso di Florestano Vancini va segnalato il breve documentario del bravo regista e poeta Nelo Risi "Il delitto Matteotti" del 1956 e quello di Sergio Zavoli "Nascita di una dittatura" del 1972.

A Matteotti sono state dedicate canzoni popolari come "Il martirio di Matteotti",
"Povero Matteotti" e, recentemente, "Matteotti" del cantautore Alessio Lega e alcuni spettacoli teatrali.





















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