"Sibylle Mertens, archeologa ribelle" - Articolo di Lavinia Capogna

Sibylle Mertens, archeologa ribelle

Articolo di Lavinia Capogna  


Nonostante Genova abbia dedicato una strada a Sibylle Mertens (via Sibilla Mertens) nel quartiere di Sturla perché è stata una benefattrice della città, ella è poco conosciuta in Italia.   
Visse anni anche a Roma e riposa nel cimitero teutonico in Vaticano.
Sibylle Mertens fu la prima archeologa, appassionata e studiosa di reperti romani, monete, gemme. Le sue collezioni si trovano in musei prestigiosi come il British Museum a Londra, The Metropolitan Museum of Art a New York, il Royal Ontario Museum di Toronto, al Klassik Stiftung Weimar e all'Akademisches Kunstmuseum di Bonn e in alcune private.

La sua era una famiglia di Köln, i Schaaffhausen, che era diventata molto ricca con il commercio di tessuti e poi fondando una banca, un'attività redditizia nel tempo del nascente capitalismo.
Il padre si era sposato a quasi quarant'anni con una donna di trentatré, figlia di un barcaiolo del Reno. 
Questa unione era stata disapprovata dai familiari ma lui non aveva ceduto. Nel 1797 era nata la loro unica figlia, Sibylle, e una settimana dopo la madre era purtroppo deceduta.
Lei era cresciuta con la seconda moglie del padre, una donna che non le dava alcun affetto e i nuovi figli del padre.
Era una ragazzina particolare: carina, con capelli ondulati, uno sguardo intelligente, qualcosa di un po' esotico nel viso con zigomi larghi e un'aria insolitamente moderna.
Amava suonare il pianoforte per il quale aveva talento. Era stata mandata a studiare in un pensionato in Belgio per ragazze di buona famiglia ma a 19 anni aveva dovuto sposare un 34enne rozzo e collerico, il banchiere Louis Mertens. Non si può immaginare matrimonio meno riuscito.

A Mertens, che era un commerciante di vini di Bonn diventato poi banchiere, non interessavano per nulla l'arte, la musica, le buone maniere. Sibylle che come dimostreranno i suoi affetti futuri era lesbica si vide insieme ad un uomo insensibile, incapace di comprenderla.
Secondo un'amica, il loro matrimonio fu un vero inferno.
In pochi anni Sibylle ebbe ben sei figli e - cosa preoccupante - avevano preso il carattere del papà!

L'orientamento sentimentale di Sibylle viene ancora oggi negato in vari articoli, un saggista inglese parla di "leale amicizia" ma la scrittrice tedesca Angela Steidele nel suo ottimo saggio "Geschichte einer Liebe: Adele Schopenhauer und Sibylle Mertens" (2011) avendo avuto accesso a lettere e diari lo ha storicamente dimostrato.
Il titolo tradotto suona "Storia di un amore" e il libro racconta la lunga storia sentimentale tra Sibylle e Adele Schopenauer.

Io mi imbattei letterariamente in Adele Schopenhauer per la prima volta quando lessi quel delizioso romanzo che è "Carlotta a Weimar" di Thomas Mann.
Ella fu una scrittrice, alcune sue opere sono ancora rintracciabili oggi come il romanzo "Anne". Fu anche autrice di una guida di Firenze.
Anche Adele aveva una famiglia non facile: era la sorella del filosofo Arthur Schopenhauer.
La loro madre, Johanna Schopenhauer, scrittrice, sembra fosse una persona piuttosto esigente, che prediligeva un alto tenore di vita e Arthur era un misantropo, privo di affetto e misogino (il che non è un attacco alla sua filosofia).
Lui e la madre avevano pessimi rapporti. Adele non si schierò né con l'una né con l'altro ma rimase insieme alla madre.

Johanna Schopenhauer aveva un rinomato salotto letterario a Weimar il cui lustro principale era costituito dal fatto che lo frequentasse anche l'anziano Goethe che divenne amico della giovane Adele.
Quando una banca alla quale Johanna aveva affidato tutti i suoi risparmi fece clamorosamente bancarotta, Adele e la madre ebbero un gran tracollo finanziario. Arthur, che era stato più scaltro, proseguì la sua vita solitaria e agiata meditando sul carattere umano senza aiutarle.

Fin dall'adolescenza Adele si era romanticamente innamorata di Ottilie von Pogwisch, una sua coetanea assai carina, che avrebbe sposato August von Goethe in un altro disastroso matrimonio. 
August era l'unico figlio di Goethe. Il padre oltre ad essere l'autore del "Faust" era anche un uomo eclettico, versatile, pieno di interessi, pittore, botanico, regista teatrale, poeta, viaggiatore e sensitivo che a soli 25 anni era diventato celebre grazie al suo romanzo autobiografico scritto in quattro settimane, "I dolori del giovane Werther". Sembra che August fosse invece un ragazzo senza arte né parte, irascibile, alcolista, forse a disagio nel ruolo di figlio del tedesco più famoso nel mondo.
Ottilie ricambiò l'amore di Adele con una fraterna amicizia che durò tutta la vita.

Nel 1828 Adele conobbe Sibylle. Avevano la stessa età, 31 anni.
Adele era bruna, aveva buon cuore e disegnava bellissime silhouette, quei ritratti o composizioni nere in gran voga allora che si creavano lavorando minuziosamente con cartoncini e forbici sottili.
Aveva rinunciato al matrimonio con un uomo ricchissimo, un possidente di ben 30.000 talleri, un gran patrimonio, perché desiderava incontrare qualcuno con cui avere un legame emotivo e sentimentale importante.
Sibylle era stremata dal matrimonio con Mertens. Scrisse che vivere male, essere infelici fa anche peggiorare umanamente.  

Tra Sibylle e Adele nacque un'amicizia che poi si trasformò in un grande amore.
Ebbero una relazione di cinque anni inframmezzata da qualche crisi e violentemente avversata da Mertens.
Adele le aveva anche proposto di divorziare e di crearsi una vita in comune (in alcuni regni tedeschi era possibile il divorzio) ma Sibylle non aveva potuto accettare una proposta così rivoluzionaria.

Nel 1835 Sibylle dovette trasferirsi, su prescrizione del suo medico, a Genova. L'Italia con il suo clima più mite della Germania e soprattutto la riviera ligure era terapeutica per molte malattie. 
Lei aveva avuto seri problemi causati da una caduta.
Il soggiorno genovese si prolungò più del previsto. Sibylle adorava il cielo azzurro, il mare, la rigogliosa natura, i profumi ma era turbata dalla povertà e dalla inettitudine dei regni italiani, non si facevano migliorie, le avevano sequestrato i libri, c'erano ovunque frontiere e pedaggi, polvere, briganti ma anche alcuni intelligenti intellettuali con cui fece amicizia, di idee molto progressiste come lei.
La chiamavano "La contessa del Reno" nonostante non fosse nobile.

Qui conobbe Laurina Spinola, una giovane vedova poco più che ventenne discendente da una delle più antiche ed aristocratiche famiglie italiane. Laurina aveva un'aria timida e riservata, era nemica degli austriaci invasori del lombardo veneto.
Aveva nove anni meno di Sibylle. Era amica e seguace di Giuseppe Mazzini.
Si parlavano in francese.
Nacque un amore che segnò profondamente le due donne mentre in città scoppiava il colera.

Sibylle e gli altri si rifugiarono in una villa sulle colline e Sibylle si prodigò per aiutare bambini orfani, poveri, donò ingenti somme, salvò opere d'arte - per questo la città le dedicò una strada molto tempo dopo.

Tutti i giorni Laurina le faceva trovare delle rose o gladioli che coglieva in giardino.
Sibylle era finalmente libera e dopo qualche tempo si interrogò sul sentimento tra lei e Laurina.
Non esisteva nella prima parte del 1800 un termine per definire un amore tra due donne. Non c'era nulla a parte i frammenti di Saffo considerati scandalosi.
Nel 1700 era stato coniata in Francia la parola "lesbienne" ma era poco conosciuta ed usata.
Per definire una relazione si diceva "A romantic friendship" in Inghilterra e nella West Coast degli Stati Uniti.
In Germania si chiamava una compagna "Freundin" (amica) stando attenti a non dire Sie ist meine Freundin - che non voleva (e non vuole) dire "lei è la mia amica" ma bensì "lei è la mia ragazza".

Si sapeva che c'erano due donne irlandesi che erano fuggite insieme e che vivevano nel Wales in Inghilterra, le Ladies di Llangollen, amiche del grande poeta William Wordsworth ma l'omosessualità femminile rimaneva celata, non detta, proibita. 
Non esistevano modelli di riferimento.
Era avversata dalla società perché mettevano in crisi il modello uomo/donna sulla quale si fondava la società, era vista come una stravaganza, quasi una follia.
Nessuno voleva ammettere che i sentimenti nascono spontanei e che laddove non siano dannosi per gli altri vanno lasciati fluire. 

Sibylle scrisse nei suoi Diari dopo la prematura morte di Laurina nel 1838: "Un amore simile, così sentiva anche lei, non era comunicabile agli altri, anzi, lo era a malapena a sé stessi.
Non posso parlare con nessuno dei miei sentimenti a riguardo: chi, infatti, potrebbe capirmi? 
A volte è un enigma persino per me stessa per la quale alla mia ragione mancano le chiavi (per svelarlo) e la cui soluzione può essere solo intuita nel mio cuore". 

Nel frattempo Adele aveva alcuni ammiratori, borghesi che però al momento di fare una seria proposta matrimoniale svanivano: non era ricca. Riceveva lettere affabili di Sibylle ma era un po' offesa con lei.

Per Sibylle, costretta dal marito a tornare in Germania, la morte di Laurina fu un dolore insopportabile. 
Quattro anni dopo, nel 1842, Mertens, già ammalato, morì durante un viaggio con una figlia. 
Sibylle ne fu scossa ma poche settimane dopo scrisse ad Adele che viveva altrove.
I generi e poi i figli, coalizzati, trascinarono Sibylle in una lunga e complicata causa giudiziaria nonostante lei si fosse comportata bene. Non era in discussione solo un ingente patrimonio ma anche Sibylle stessa: una donna indipendente, vulnerabile e determinata al tempo stesso, appassionata ed esperta (cosa bizzara) di archeologia, di idee progressiste e lesbica era troppo per gli avidi e conformisti eredi di Mertens.
Era l'opposto della donna ottocentesca modello, sottomessa, silenziosa, sposa fedele e virtuosa.

Nel 1848/49 aderì ai moti rivoluzionari che scossero l'Europa. Sperava in una Germania progressista e democratica ma i prussiani sterminarono duecento berlinesi.

Sibylle e Adele fuggirono a Roma.
Adele volle pagare le sue spese e non farle pesare sulla sua compagna ritrovata
Vissero dapprima nella bella via Gregoriana e poi in un appartamento con le finestre sulla fontana di Trevi.
Era una Roma in cui accanto alle celebri rovine c'era la campagna, vicoli, stradine, giardini, cortili con fontane.
Sibylle aprì un salotto letterario in cui si incontravano persone colte, scrittori, amanti dell'arte.
Venne ammessa a partecipare alle riunioni scientifiche dell'Istituto Archeologico, cosa impensabile per una donna allora.
Adele morì nel 1849, aveva 52 anni. 
Sibylle a 60 anni nel 1857.

Molti anni prima erano giunte a Roma in una notte di gran pioggia. La carrozza personale di Sibylle si era rotta e qualcuno aveva dato loro un passaggio fino a un rinomato hotel del centro storico. Tuttavia gli albergatori avevano guardato con sospetto quelle due straniere con abiti piuttosto semplici, spettinate. Sibylle anziché i capelli lunghi fino alla vita, come era d'uso, li portava all'altezza delle spalle. Adele era piuttosto alta e snella.
Poi arrivarono con le torce i numerosi domestici di Sibylle, cameriere e valletti che parlavano in dialetto renano e francese.
Gli albergatori erano allora diventanti ossequiosi ed accoglienti e le avevano accompagnate nelle loro stanze.


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