"Leandro, poeta" breve testo di Lavinia Capogna
Leandro Fernández de Moratín
(Madrid, 1760 – Parigi, 1828) poeta e drammaturgo spagnolo
Figlio di un letterato progressista ricevette un'ottima educazione. Da ragazzo si ammalò di vaiolo (devastante nel Settecento) e ciò lo portò ad isolarsi.
Nelle sue opere si batté contro la censura ai libri, i componimenti poetici ampollosi e di maniera, difese le donne e fu contrario ai matrimoni combinati. Appoggiò il regno del fratello di Napoleone, Giuseppe che introdusse la Costituzione di Bayonne, abolì il tribunale dell'Inquisizione e limitò il grande potere ecclesiastico. Il re francese venne avversato dai conservatori e dal popolo e ciò sfociò in una guerra di Indipendenza.
Sia Moratín sia il grande pittore Goya, suo amico, e altri andarono in esilio a Bordeaux.
Moratín viaggiò anche in Italia e si interessò alla riforma teatrale di Carlo Goldoni. Soggiornò a lungo a Bologna, Firenze, Roma e Napoli e compose, come era d'uso all'epoca, delle "Note di viaggio (Apuntaciones de Inglaterra, Francia e Italia) in cui descrisse le sue impressioni sulla vita quotidiana e culturale.
Ad una vena lirica alternava una satirica, fu autore di commedie e poesie.
È scandaloso che questo grande intellettuale sia pressoché sconosciuto in Italia.
Guarda, Clori, la rosa che nel prato
sfoggia il suo splendore all’alba;
il colore vivace, il profumo sacro,
che l’aura diffonde sulla riva fredda.
Ma non fidarti della sua bellezza,
perché arriverà il pomeriggio, mutevole e feroce,
e perderà il suo generoso splendore.
.........
Claudio, ormai tutti predicano la virtù,
come chi ha fame...
Beato chi la pratica in silenzio,
e nella quiete della propria coscienza trova
la giusta ricompensa che l'onore gli deve.
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